I carboidrati dell’economia globale
Carbs in inglese significa carboidrati, ma recentemente è diventato anche l’acronimo dei maggiori provider di commodity del pianeta: Canada, Australia, Russia, Brasile e Sudafrica. Si tratta di paesi che controllano gli asset delle commodity e hanno beneficiato del favorevole ciclo economico, investendo in infrastrutture e riducendo il debito pubblico.
Inoltre hanno acquisito nuove tecnologie per apportare migliorie nell’efficienza di estrazione, produzione e lavorazione delle risorse naturali (si stima una ricchezza del sottosuolo di 60 trilioni di dollari statunitensi). Da soli i cinque paesi coprono il 29% della superficie terrestre, con il 6% dell’intera popolazione e producono da un quarto a metà delle più diffuse materie prime in termini di importanza e di domanda.
Canada e Russia sono i paesi più esposti al petrolio, Australia e Brasile ai minerali solidi, soprattutto carbone e ferro, e alla domanda di infrastrutture cinesi, mentre il Sud Africa è leader nei metalli preziosi.
Le calorie
Dal 2003, secondo la ricerca condotta da Citigroup a fine 2011, queste economie e i relativi mercati azionari hanno subìto una trasformazione. I consumi sono cresciuti in media di tre volte mentre le loro valute si sono apprezzate dell’83% contro il dollaro, in termini reali. I mercati azionari sono cresciuti di quattro volte, il loro peso nell’indice globale Msci è più che raddoppiato raggiungendo quota 12%, e il trading giornaliero si è moltiplicato di circa venti volte.
I punti di forza
Vediamo nel dettaglio i singoli paesi. L’Australia è forte nel settore minerario ed estrattivo, oltre ad avere la tripla A delle agenzie di rating sul debito pubblico. Il Canada è simile all’Australia ma può anche contare sul business delle energie rinnovabili. Inoltre, tutti questi paesi hanno valute (real, rublo, rand, dollaro canadese e australiano) che attraggono gli investitori.
I paesi Carbs, anche a parere dell’International Monetary Fund, sono i nuovi carnivori. Si prevede che possano incrementare nella prossima decade l’export complessivo di commodity del 44%. Certo, alla luce dell’odierno rallentamento economico delle aree sviluppate, a cui si sta aggiungendo anche la Cina, l’evoluzione potrebbe essere meno brillante del previsto e non si può escludere un ulteriore calo dei prezzi delle commodity, ma certamente una ripresa del ciclo vedrà questi paesi primeggiare nella crescita.


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